I protocolli di intesa fra Italia e Israele

Sono passati nel quasi generale silenzio gli importanti accordi che lo Stato italiano ha stretto con lo Stato di Israele ai primi di dicembre 2013.

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20 Dicembre 2013 - 22.59


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di A.T.

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Sono passati nel quasi generale silenzio gli
importanti accordi che lo Stato italiano ha stretto con lo Stato di
Israele
ai primi di dicembre 2013.
L”attenzione della stampa si è
principalmente concentrata sul protocollo n. 3, sottoscritto dal
ministro Flavio Zanonato e dal ministro dell”energia e dell”acqua
israeliano Silvan Shalom, che pare assegnare all”Italia un ruolo di
snodo essenziale per le linee di trasporto del gas dei due nuovi
importanti giacimenti che Israele ha da poco scoperto a largo delle sue
coste, denominati Tamar e Leviathan: dato che pare certo che almeno uno
dei due copra la quasi totalità del fabbisogno dello Stato ebraico, per
la prima volta Israele diventerebbe un esportatore netto di energia
,
rivolgendosi come primo potenziale consumatore all”Europa, verso la
quale l”Italia non può che essere il naturale punto di passaggio. 

Non è
davvero necessario sottolineare ulteriormente le implicazioni di natura
geo-economica derivanti da questo ruolo dell”Italia come partner di
Israele nella partita mondiale dell”energia.
Ma sono forse anche di
maggiore interesse, e perciò richiederebbero una molto più dettagliata
informazione, i protocolli di intesa n. 1, 2 e 7, relativi
rispettivamente alla “pubblica sicurezza”, alla “protezione civile e
difesa territoriale”
ed al “ciberspazio”

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Infatti è ovvio che questi
accordi comportano lo scambio di informazioni attinenti a tematiche
molto delicate
, come è risultato evidente negli ultimi mesi, a seguito
delle ripetute e documentate fughe di notizie sulle attività
spionistiche della Nsa americana. Se è vero infatti che il protocollo n.
1 sembra circoscrivere al solo aspetto del contrasto alla criminalità
tale collaborazione, non è difficile pensare che “lo scambio di
informazioni e di esperienze, lo svolgimento di operazioni congiunte”
previste dal protocollo non comportino anche un”accentuata
collaborazione anche fra settori dell”intelligence
dei rispettivi Paesi –
aspetti che meriterebbero un approfondimento, soprattutto alla luce del
ruolo quanto meno singolare che organismi israeliani hanno per esempio
giocato, in un momento particolarmente delicato per l”Italia, nel caso
Shalabayeva
.
Il tema del ciberspazio poi solleva molti interrogativi,
laddove si tenga presente che se l”Italia è rappresentata dal
commissario per l”Agenda Digitale Italiana, Francesco Caio, Israele
sottoscrive per mano del capo dell”Ufficio della Cibersicurezza
nazionale, Eviatar Matania, un personaggio interessante in quanto
“prodotto” di uno dei progetti israeliani di maggiore riservatezza,
interesse e successo degli ultimi trent”anni, il progetto Talpion.
Di
cosa si tratta? Il progetto venne proposto da alcuni ricercatori
dell”Università Ebraica di Gerusalemme alle forze armate israeliane nel
1975, come esito di un”attenta riflessione sulla guerra del Kippur del
1973: si trattava in pratica di creare un vivaio di giovani ricercatori e
scienziati
, formati ad ampio raggio sul piano militare, ma destinati
non al campo di battaglia quanto alla ricerca ed allo sviluppo di nuove
tecnologie in grado di garantire la costante superiorità israeliana sui
campi di battaglia e oltre. 

Il progetto, tuttora coperto da segreto,
cominciò nel 1979 a sfornare ogni anno una classe ristretta di 25
super-specialisti
, divenuti poi 50 negli ultimi anni: Matania è uno di
loro.
Mentre è difficile sapere quali risultati militari siano stati
ottenuti, è certo che, come accadde anche nel caso dell”agenzia di
ricerca militare Usa negli anni Sessanta (ARPA), dal progetto Talpion
sono nate poi, nel corso soprattutto dell”ultimo decennio, moltissime
start-up tecnologiche
che hanno collocato Israele al secondo posto al
mondo dopo gli Usa nella creazione di aziende operanti nel campo
dell”elettronica avanzata
, come è facile riscontrare scorrendo il
listino del Nasdaq americano.
Dobbiamo quindi dare per scontato che,
tramite questo accordo, le “istituzioni accademiche e gli enti di
ricerca” italiani che vi saranno coinvolti, entreranno a far parte di
una rete internazionale nella quale il ruolo di Israele è chiaramente
primario
, con effetti certamente non neutrali sulle scelte di politica
estera e militare dell”Italia nei prossimi decenni.
Strettamente
connesso al protocollo 7, ma forse ancora più determinante, è anche il
protocollo n. 4, in materia di “tecnologia per l”istruzione”, una delle
nuove frontiere della didattica, accademica e non, a livello mondiale. 

Sappiamo infatti già che, grazie alle nuove tecnologie dell”informazione
e comunicazione incentrate sul web, gli esperti ritengono di poter
creare nuovi “ambienti di apprendimento” in grado di modificare
sensibilmente i sistemi scolastici e, in ultima analisi, l”orientamento
culturale complessivo dei sistemi educativi di un Paese. Anche in questo
caso, pare che l”Italia, senza mai affrontare con la dovuta profondità
un argomento davvero strategico per il futuro del nostro Paese e
dell”Europa, sembra avere nettamente scelto il partner israeliano, per
ragioni che sarebbe stato interessante vedere approfondite in sede
politica.
Sintomatico, in conclusione, il fatto che il governo
dell”intesa fra i partiti che hanno governato il nostro Paese negli
ultimi decenni sigli accordi così importanti per il nostro futuro, a
dimostrazione del fatto che, indipendentemente dalle sigle, chi ha
governato l”Italia ha da tempo chiaramente scelto, senza mai affrontare
una seria discussione sul tema, l”allineamento con Israele
.

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Fonte: [url” http://www.clarissa.it/editoriale_n1914/I-protocolli-di-intesa-fra-Italia-e-Israele”] http://www.clarissa.it/editoriale_n1914/I-protocolli-di-intesa-fra-Italia-e-Israele[/url]

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