di Francesco Dall’Aglio.
Dopo l’attacco su Kiev di stanotte, possiamo contestualizzare meglio la questione dei ‟quaranta giorni” promessi da Zelensky e scaduti l’altro ieri. Non era una sparata propagandistica, era evidentemente la constatazione che bisognava provare a fare il maggior danno possibile alla Russia per costringerla a negoziare in quel lasso di tempo perché, scaduti i quaranta giorni, la scorta di intercettori antimissile ucraina sarebbe terminata insieme alla ‟posizione di forza” e alla ‟ridefinizione del conflitto”. E infatti stanotte non è stato abbattuto un solo missile russo per il semplice motivo che non è stato fatto alcun tentativo di intercettarli. Gli attacchi russi (foto 1) hanno colpito indisturbati logistica civile e militare, impianti energetici, fabbriche e depositi, e i magazzini di Rozetka (‟la Wildberries ucraina”, con un volume d’affari e di movimento merci ovviamente molto minore). È la risposta all’escalation ucraina di queste settimane, così come il blocco dei porti, e quindi delle esportazioni di grano e olii vegetali, è stata la risposta agli attacchi alle navi della ‟flotta ombra” e ai mercantili e ai traghetti nel Mare di Azov. Il messaggio è brutalmente semplice: se state cercando di crearci problemi economici, noi siamo in grado di crearvene molti di più. Certo, i danni economici che la Russia patisce devono essere ripianati dalla Russia stessa mentre quelli fatti all’Ucraina dall’Unione Europea, quindi in ultima analisi per l’Ucraina cambia poco (per i suoi cittadini sì, ma a chi importa?). Ma è in grado l’UE di reggere questo ritmo di esborsi, anche usando i famosi interessi dei fondi russi congelati a Bruxelles? Penso sia lecito avere qualche dubbio.
Dal punto di vista militare non va meglio, e anche qui il problema maggiore è la mancanza di sistemi antiaerei. Nelle ultime 48 ora sono state segnalate decine di missioni di bombardamento compiute da aerei russi a 15-20 chilometri dalla linea del fronte, ossia a meno della metà della distanza tenuta fino a qualche giorno fa (40-45 chilometri. Parlo delle missioni di bombardamento con bombe plananti effettuate dai Su-24 e Su-34, non dei lanci di missili dai bombardieri pesanti che avvengono a centinaia di chilometri di distanza). Evidentemente, la mancanza di difese non è un problema solo per le città ma anche per le unità al fronte. Questo significa che ora l’aviazione russa può non solo continuare a colpire obiettivi sulla linea del fronte, ma fare arrivare una UPAB-1500 20 chilometri oltre (distanza minima), e una FAB-1500 col kit UMPK a 30-40. Si parla sempre di come i droni abbiano rivoluzionato la guerra eccetera, ma una FAB da una tonnellata e mezzo fa un po’ più danno di un drone FPV con un chilo e mezzo di esplosivo. Allego una carta (foto 2) prodotta dal non certo filorusso Clément Molin che mostra gli attacchi dell’ultimo periodo oltre la linea del fronte nella regione di Kharkiv, dove i russi, non a caso, stanno avanzando. È parecchio istruttiva.
È ovviamente ancora presto per capire che risultati avranno sul conflitto gli attacchi russi alle città e al fronte, ma se la dinamica è questa c’è poco da stare allegri. E la dinamica pare essere destinata a non cambiare troppo, e soprattutto non in tempi brevi, per l’ottimo motivo che, come ripetuto praticamente da tutti in questi giorni (al link 1 la citatissima analisi del CSIS, al link 2 l’ultimo allarme lanciato da Reuters), gli USA non sono più in grado di inviare intercettori per i sistemi di difesa antiaerea e antimissile, e ancora meno munizionamento per i sistemi d’attacco. Nota bene: non ‟non vogliono”, non possono, perché li stanno finendo e non ne hanno in numero sufficiente per sé, figuriamoci per gli altri, e non c’è modo, in tempi brevi o medi, di produrne a sufficienza. Se convinci il tuo alleato a buttarla sull’attrito, sul logoramento e sulla battaglia di materiali con la Russia (o se convinci te stesso a farlo con l’Iran) dovresti forse avere la decenza di fare in modo che il tuo alleato, e tu stesso, sia in possesso dei mezzi per vincerla, questa campagna di attrito, logoramento e materiale. Soprattutto perché marzo 2022, quando i russi dovevano finire i missili, è passato da un pezzo.
Di questa e altre cose, ad ogni modo, parleremo a breve (ore 15) con Clara Statello sul suo canale ‟Polivox”, ci troverete qui: https://www.youtube.com/watch?v=6ofYgrDLQLs
Link utili di riferimento:
- https://www.csis.org/analysis/renewed-iran-war-would-test-diminished-interceptor-inventories
- https://www.reuters.com/world/us-has-used-virtually-all-its-long-range-precision-missiles-during-iran-war-2026-08-04/