Il fantasma della sovranità

Evocare la Sovranità fa credere al popolo che il nostro Stato e il nostro futuro governo possano “ancora” esercitare libere scelte sul proprio territorio. Non ci credo.

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8 Marzo 2013 - 22.20


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di Glauco Benigni – Megachip.

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Evocare … (il verbo è importante in questo contesto) la Sovranità Repubblicana Nazionale concepita nel secolo scorso, quale facile soluzione al groviglio di problemi che attanagliano il Paese, è un azzardo da valutare con serietà e forse da evitare. Evocare la Sovranità significa infatti lasciar credere al popolo che il nostro Stato e il nostro futuro governo possano “ancora” esercitare libere scelte sul proprio territorio. Io, purtroppo, non credo che ciò sia vero, e non solo perché oggi Fitch taglia il rating dell”Italia a BBB+. E pertanto lo ritengo un problema che si va ad aggiungere agli esistenti. Ogni giorno noto che, nello spirito collettivo, soprattutto in quella ampia porzione che si manifesta nel web, questa evocazione è decisamente sostenuta e interpretata come il ritorno “alla terra dei Padri”; come la fine del penoso andirivieni nel debito (anch’esso) sovrano; come il ritorno ad una condizione che dovrebbe essere, chissà perché, protetta dal tumultuoso e a-morale incedere della Storia.  Popolo, territorio e Sovranità sono gli elementi costitutivi dello Stato moderno.


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    Il popolo c’è eccome. Quello c’è sempre.
    Il territorio: c’è quello fisico ma non c’è più quello geopolitico.
    Lo Stato: si sta sciogliendo in un forno a microonde chiamato Europa dentro un ristorante chiamato Mondo.Ogni giorno ascolto qualcuno che beotamente recita il mantra consolatorio: «la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art. 1 – comma II)». Ebbene, io credo che questa meravigliosa affermazione sia come quelle leggi della fisica che fanno riferimento allo Zero assoluto o alla la velocità della luce, oppure sia come quel terno secco “Libertà-Eguaglianza-Fratellanza”, che è uscito una volta sulla ruota di Parigi nel 1789 e poi mai più. Si tratta di postulati teorici, verso i quali giustamente si tende senza però mai raggiungerli, di slogan colmi di speranze che si infrangono contro le cronache.

Nella mia esperienza infatti, i limiti a quel sogno di sovranità – a causa di una serie di accelerazioni e mutazioni della geopolitica che i media mainstream chiamano “globalizzazione”- si sono rafforzati ed estesi al punto di mutare l’idea guida originaria di sovranità formulata nel secolo scorso.

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In dettaglio: si sono rafforzati i limiti di fatto e i limiti di diritto. I primi sono riassumibili (in Italia) nella quasi impossibilità di organizzare e controllare in modo soddisfacente i vari aspetti della vita della nazione (finanziario, economico, valutario, di approvvigionamento energetico, fiscale, ecc.).

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I secondi sono quelli derivanti dall’ordinamento e dai trattati internazionali sottoscritti, a torto o a ragione, nel corso degli ultimi sessanta anni dai Governi Italiani (UE, Nato, WTO, FMI , Codex Alimentarius della FAO/OMS, norme sui flussi migratori, ecc…)

Al riguardo, occorre ricordare che, nella Costituzione italiana, l’ipotesi dei limiti è espressamente contemplata nella norma dell’art. 11: «L’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni». Decidete voi se le condizioni di “parità” , “pace” e “giustizia” siano state sempre soddisfatte.

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In definitiva la sovranità, anche secondo il Diritto Costituzionale e Internazionale, non può essere né statica né assoluta, ma è funzione:

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a) della facoltà di esercizio del potere supremo nell’ambito di uno Stato;

b) dell’indipendenza di un soggetto/entità nei rapporti internazionali.

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La prima, oltre a essere da sempre una facoltà azzoppata a causa della perversa partita tra Stato e Poteri Forti e Occulti, è ormai in via di delega progressiva ad alcune istituzioni dell’Unione Europea a causa del Trattato di Lisbona, del Fiscal Compact, del MES, ecc…

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L’indipendenza nei rapporti internazionali poi, ritengo che si sia manifestata in Italia solo a bassa caratura e in rare occasioni e che invece, in casi eclatanti, sia tesa a zero. Alcuni esempi : il caso Mattei, la strage di Ustica a bordo del DC 9 Itavia, gli incontri sul Britannia … credo che bastino.

Non si possono dimenticare inoltre le vergognose valutazioni pilotate di Fitch, Standard&Poor e Moody’s, le tre Sibille del rating mondiale, che si arrogano la facoltà di esprimersi sull’affidabilità dell’Italia (e non solo) e che costituiscono uno dei maggiori oltraggi alla sovranità. Oltraggi che rimangono impuniti perché di fatto non c’è modo di punirli.

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Vorrei essere chiaro: tutto ciò non è un film horror (anche se talvolta può sembrarlo), si chiama Storia degli Umani in via di evoluzione sul Pianeta Terra.

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E dunque mi sembra corretto porre la questione alle menti più evolute, lucide e generose: evocare la sovranità ombrello che non c’è, che non c’è più, che non c’è mai stata, che non potrà esserci così come è stata sognata, è un problema! E’ un problema perché la semplice evocazione, senza chiarire che è un ombrello colabrodo, seduce e rassicura maldestramente l’anima collettiva.

È una specie di pubblicità ingannevole , perché promuove aspettative irreali, perché l’eventuale battaglia e la stessa organizzazione delle forze vitali per il ritorno a “quella sovranità” conduce su un binario morto della geopolitica. La sovranità repubblicana italiana e i suoi annessi e connessi sono pericolosi perché “finti”: un teatrino con protagonisti reali, eroiche imprese e martiri ma con registi e impresari indefiniti, mascherati.

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Evocare la sovranità tout court dunque, senza considerare e far considerare che si trattava di una Sovranità Ltd., concessa a una nazione che aveva perduto la Guerra dalle truppe angloamericane che tornavano a casa, è pericoloso.

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Negli anni, fra l’altro, tale Sovranità Ltd. è entrata a far parte del grande sogno collettivo oggi abortito dalle democrazie costituzionali occidentali, che dopo aver promesso welfare e progresso senza limiti, da 4-5 anni fanno i conti con i limiti strutturali del Pianeta terra e con le piaghe delle crisi finanziarie non risolte.

In attesa di riscriverli in un linguaggio giuridico cristallino, muterei così i concetti alla base dell’art. 1 – comma II della Costituzione Italiana : «la Nuova Sovranità apparterrà al Popolo quando i suoi Rappresentanti riusciranno a difenderla e ad esercitarla nelle forme e nei limiti di una Costituzione in progress armonizzata con la Globalizzazione attiva e non subita».

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