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La trasformazione economica euroasiatica va avanti

Il tentativo dell’amministrazione Trump e del complesso militare-industriale USA è fallito nel suo obiettivo di infilare un cuneo permanente tra Russia e Cina [W. Engdahl]

La trasformazione economica euroasiatica va avanti
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2 Giugno 2017 - 20.41


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di William Engdahl.

 

È ormai chiaro che il tentativo dell’amministrazione Trump e degli ambienti connessi al complesso militare-industriale americano è fallito nel suo obiettivo primario, ovvero quello di infilare un cuneo permanente tra Russia e Cina, le due grandi potenze eurasiatiche in grado di porre fine pacificamente all’egemonia della Superpotenza Unica, gli Stati Uniti d’America. Alcuni recenti esempi di passi apparentemente piccoli ma con un enorme potenziale economico e geopolitico futuro tra Russia e Cina sottolineano questo fatto. Il Progetto del Secolo, come ora possiamo definire lo sviluppo delle infrastrutture della Cina chiamato One Belt, One Road – cioè l’integrazione economica su base consensuale delle nazioni dell’Eurasia, al di fuori del dominio dei paesi NATO, degli Stati Uniti e della UE – sta procedendo ad un ritmo interessante in aree inaspettate.

 

1971: Inizia il tramonto dell’America

È del tutto essenziale a mio avviso capire dove lo sviluppo del ruolo dell’America nel mondo dopo il 1944 è andato seriamente a rotoli. Se dovessi scegliere una data, il grandioso progetto soprannominato da Henry Luce nel 1941 “il Secolo Americano” iniziò il suo crepuscolo il 15 agosto 1971.

Quello fu il momento in cui un quarantaquattrenne sottosegretario al Tesoro USA per gli Affari Monetari Internazionali, Paul Volcker, convinse un ignaro presidente, Richard Milhous Nixon, che gli obblighi del Trattato di Bretton Woods del 1944 sul Gold Exchange Standard del dopoguerra dovevano essere semplicemente ignorati. Volcker rigettò il chiaro mandato del Trattato di Bretton Woods, che avrebbe portato ad una svalutazione del dollaro al fine di riequilibrare le principali valute mondiali. Nel 1971 le economie dei paesi devastati dalla Seconda Guerra Mondiale, come il Giappone, la Germania e la Francia, si erano riprese con un livello di efficienza notevolmente superiore a quello degli Stati Uniti.

Una svalutazione del dollaro avrebbe dato una forte spinta alle esportazioni industriali statunitensi e facilitato l’esportazione nel mondo dell’inflazione del dollaro americano derivante dagli enormi deficit di bilancio causati da Lyndon Johnson per la guerra del Vietnam. La de-industrializzazione degli Stati Uniti avrebbe pertanto potuto essere evitata. Ma Wall Street non voleva nemmeno sentirne parlare. Il loro mantra in effetti era “Niente di personale, solo business…” [cit. de “Il Padrino”]. Le banche iniziarono la distruzione della base industriale americana a favore del lavoro a basso costo e degli enormi profitti dati dalla produzione all’estero.

Invece di effettuare una correzione che, a quel punto, avrebbe potuto avere un effetto economico enormemente positivo, Volcker consigliò a Nixon di rinnegare gli obblighi internazionali dell’America, sfidando il mondo intero. Su consiglio di Volcker, Nixon semplicemente fece a pezzi il Trattato di Bretton Woods e mise fine alla conversione, da parte della Federal Reserve, dei  dollari detenuti dalle banche centrali estere con le riserve auree statunitensi. Il dollaro USA da un giorno all’altro non era più “buono come l’oro”.

Una seria svalutazione del dollaro nei confronti delle valute dei principali partner commerciali degli americani, mentre avrebbe potuto dare nuova linfa alle industrie americane, avrebbe notevolmente ridotto il potere delle banche di Wall Street. Non a caso, Volcker proveniva dalla Chase Manhattan Bank di David Rockefeller.

La sospensione unilaterale della conversione del dollaro in oro voluta da Paul Volcker diede inizio ad una serie di processi, come documento nel saggio Gli Dèi del Denaro: Wall Street e la Morte del Secolo Americano. La fluttuazione del dollaro  consentì alle sempre più potenti e non regolamentate banche di Wall Street di distruggere la base industriale degli Stati Uniti, l’economia un tempo più forte del mondo, e di creare un debito pubblico che oggi è così fuori controllo che forse può essere gestito solo attraverso una possibile guerra – o innumerevoli guerre – in tutto il mondo, a meno che non venga modificato il Capitolo 9 sulla rinegoziazione della bancarotta degli Stati Uniti [la legge USA sulla rinegoziazione del debito pubblico].

Che una nuova guerra possa essere così prontamente considerata una soluzione dagli oligarchi americani che stanno dietro a Wall Street e all’enorme complesso militare-industriale non dovrebbe sorprenderci. Dobbiamo solo renderci conto che, sin dalla fondazione della nazione nel 1776, gli Stati Uniti sono stati in guerra con qualcuno per 214 dei suoi 235 anni [in inglese] di esistenza in quanto nazione. È impressionante, almeno in senso negativo.

Il Secolo Americano si sta sgretolando davanti ai nostri occhi e lo sta facendo già dai quasi cinque decenni che ci separano dall’agosto del 1971. Questo volontario disinteresse della salute dell’economia degli Stati Uniti ha creato nei decenni un vasto vuoto morale, politico ed economico nel mondo odierno.

In questo vuoto, altre nazioni, al di fuori del controllo della NATO, stanno costruendo quello che ho definito un Secolo Eurasiatico, una risposta del tutto legittima e positiva al ruolo sempre più totalitario di Washington nel mondo.

Il contrasto tra ciò che la Cina, insieme con la Russia e le altre nazioni dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai [SCO, in italiano] in Eurasia stanno facendo per costruire il loro spazio economico comune e ciò che gli Stati Uniti, il Regno Unito e le altre nazioni NATO stanno facendo per distruggerlo, non potrebbe essere più duro.

 

L’avanzamento del Secolo Eurasiatico

Ho spesso scritto sull’iniziativa del 2013 del lungimirante presidente cinese Xi Jinping, il progetto chiamato One Belt, One Road (OBOR) o la Nuova Via Economica della Seta. Sto preparando un libro che tratta i vari livelli del suo impatto strategico globale. I tre partner strategici nei progetti economici intorno all’OBOR che stanno trasformando le potenzialità economiche dell’economia mondiale in una direzione positiva sono la Cina, la Russia – inclusi i partner della Russia nella Unione Economica Eurasiatica [EEU, in italiano] – e l’Iran. Qui vorrei fare un breve elenco dei progetti innovativi che stanno avanzando, nel quasi totale silenzio da parte dei media ufficiali occidentali, e che coinvolgono la Russia e la Cina.

L’enorme ed ambizioso sviluppo delle infrastrutture dei collegamenti ferroviari trans-eurasiatici ad alta velocità, insieme ad una rete di porti dal fondale profondo dall’Asia verso il Medio Oriente e ancora verso la Grecia ed il resto dell’Europa, è un enorme progetto che creerà nei prossimi anni milioni di nuovi posti di lavoro qualificati ed investimenti nell’ordine dei trilioni di dollari. Ciò avverrà nei prossimi due o più decenni.

L’OBOR sta trasformando la geografia industriale del mondo con uno spostamento tettonico rispetto a più di cinque secoli di dominio europeo e successivamente transatlantico. Lo spostamento è verso un nuovo ordinamento mondiale in cui le nazioni con le maggiori popolazioni emergono ed esprimono la loro legittima sovranità nazionale, e giustamente pretendono il loro diritto sovrano di decidere come utilizzare le proprie enormi risorse per il proprio sviluppo. In effetti ciò contrasta con una globalizzazione di fatto imperiale controllata dagli Stati Uniti. Questa è una differenza molto seria tra l’Occidente (NATO) e l’Oriente (OBOR).

 

Il grano russo come bene strategico

Un’area poco nota di sviluppo strategico tra la Cina e il suo vicino, la Russia, coinvolge il grano, in enormi quantità. Voglio porre brevemente l’attenzione su questo tema.

Nel 2016, paradossalmente come conseguenza diretta delle folli e controproducenti sanzioni del Tesoro degli Stati Uniti e della UE contro la Federazione Russa, la Russia ha contro-sanzionato le importazioni agricole della UE ed ha iniziato a rivitalizzare intensamente la sua produzione agricola, prima dormiente, anche emanando una legge che comporta il bando totale delle colture OGM in Russia, terra benedetta dalla natura e dalla geografia con i più ricchi terreni dotati naturalmente di sostanze nutritive.

Una delle conseguenze persistenti del catastrofico stupro, da parte di Washington e dei “ragazzi di Harvard”, con la loro terapia shock negli anni ’90, ai danni dell’economia della Russia durante l’era di Eltsin, è stata l’apertura della Russia alle importazioni alimentari della UE, la maggior parte delle quali costituita da prodotti industrializzati dei conglomerati giganti dell’agroalimentare occidentale come Kraft Foods, Tyson, Unilever, Nestlè e altri, prodotti alimentari di dubbio valore nutrizionale. I russi avevano dimenticato come il cibo locale russo fosse delizioso e nutriente. Dopo il 1990 gli scaffali russi sono stati sì riempiti, ma con i “cibi falsi” dell’Occidente.

Con le recenti sanzioni economiche americane ed europee, l’agricoltura russa è cresciuta a dismisura a partire dal 2014. Nel 2016 la Russia ha superato gli Stati Uniti e l’Unione Europea dei 28 come il maggiore produttore ed esportatore mondiale di grano.

L’industria occidentale del grano è stupefatta dalla repentina inversione di marcia della produzione agricola e cerealicola russa. Ciò che probabilmente non avevano capito era che negli anni dal 2008 al 2012 – quando, in accordo con la Costituzione russa, Vladimir Putin non aveva potuto presentarsi per un terzo mandato consecutivo come presidente – Putin ha servito come Primo Ministro con responsabilità, tra le altre cose, sull’economia. Qui ha diligentemente avviato specifiche riforme del mercato che hanno preparato la strada per la stupefacente rinascita dell’agricoltura russa dopo il 2014.

Durante gli anni ’80 la Russia era diventata di gran lunga il maggiore importatore mondiale di grano e prodotti agricoli in seguito a una serie di raccolti catastrofici. Il Segretario di Stato americano Henry Kissinger agì come broker per la Cargill [la grande azienda americana del settore alimentare] e per il cartello delle aziende cerealicole americane, al medesimo tempo in cui la sua “diplomazia navetta[in inglese] nel Medio Oriente stava manovrando la Guerra dello Yom Kippur che innescò l’embargo petrolifero dell’OPEC contro gli USA e l’Europa. Kissinger negoziò un’enorme vendita di grano americano all’Unione Sovietica a prezzi esorbitanti. Fu famosa negli ambienti del commercio di grano come “La Grande Rapina del Grano”. Fu proprio allora, con un aumento del prezzo del petrolio, orchestrato da Washington, del 400%, ed un aumento altrettanto drastico del 300% dei prezzi mondiali dei cereali essenziali, che Kissinger secondo testimonianze si vantò che “Se controlli il petrolio, controlli intere nazioni; se controlli gli alimenti, controlli la gente…”.

Quella dipendenza russa dall’importazione di grano occidentale è durata fino a poco tempo fa. Ora, per i raccolti del 2016-2017, secondo il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense ed il Consiglio Internazionale dei Cereali, la Russia esporterà circa 30 milioni di tonnellate di grano privo di OGM, superando i 27 milioni di tonnellate dell’UE ed i 25,5 milioni di tonnellate degli USA.

Le implicazioni geopolitiche ma anche economiche di questo profondo cambiamento nella produzione alimentare russa sono di rilevanza strategica.

 

Il commercio di grano tra Russia e Cina

L’8 aprile 2017, il primo treno merci caricato con frumento russo di alta qualità è arrivato a Manzhouli, un porto di terra nel nord della Cina, nella regione autonoma della Mongolia Interna, al confine con la Russia.

Perché è un fatto significativo, ci si potrebbe chiedere?

Nel 2015 l’importazione cinese di grano è salita del 20% dal 2014, raggiungendo i 120 milioni di tonnellate. Più di 80 milioni di tonnellate erano quasi interamente costituiti da semi di soia OGM provenienti dagli Stati Uniti e dal Brasile. Il resto era per lo più costituito da cereali come il frumento. Ora la Cina per la prima volta ha la possibilità di importare direttamente dalla vicina Russia, tramite ferrovia, cereali russi privi di OGM. Al contrario, secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, nel 2016 più del 94% di tutta la soia americana e l’89% di tutto il mais americano sono OGM. Questo è un enorme vantaggio [in inglese] per i cereali russi privi di OGM in Cina.

Nel dicembre 2015 le autorità competenti in Cina e in Russia sono giunte ad un accordo formale sugli standard di importazione di frumento, mais, riso e soia privi di OGM provenienti dalla Russia. La prima consegna di frumento russo è stata completata nell’aprile 2017. Ora il meccanismo è approvato e funzionante, e aumenterà le esportazioni di grano russo in Cina.

Il conglomerato alimentare statale cinese COFCO è responsabile del controllo di qualità, dell’importazione e della distribuzione del grano russo sul mercato cinese. Il trasporto ferroviario via terra dalla Russia riduce notevolmente tempi e costi di trasporto rispetto al trasporto marittimo. Inoltre, è molto meno vulnerabile rispetto a potenziali sanzioni economiche statunitensi o dei paesi NATO.

Attualmente le importazioni di cereali della Cina devono navigare nelle pericolose zone di conflitto del Mar Cinese Meridionale e del Mar Cinese Orientale, entrambe aree in cui la marina statunitense sta intensificando le tensioni col pretesto di mantenere la “libertà di navigazione”. Con le attuali basi navali statunitensi in Giappone, Corea del Sud e Singapore, Washington potrebbe imporre un blocco economico sulle importazioni cinesi via mare di grano, nonché di petrolio e altri prodotti.

Il presidente della COFCO Yu Xubo ha dichiarato di aver intenzione di importare annualmente da 1 a 2 milioni di tonnellate di frumento dalla Russia, potenzialmente aumentabili a 4 o 5 milioni di tonnellate all’anno.

Se le tensioni tra Washington e Pechino aumentassero in maniera significativa, la quota russa di esportazioni di grano via terra verso la Cina potrebbe diventare geopoliticamente indispensabile per la sicurezza agricola della Cina. Questo pur “semplice” primo carico di grano russo verso la Cina non è certo visto con gioia a Washington.

 

La Risoluzione della Camera USA n. 1644

La fazione guerrafondaia nell’attuale Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha recentemente introdotto un disegno di legge siglato HR 1644, e ingannevolmente intitolato “Interdizione della Corea e Modernizzazione delle Sanzioni”.

Il disegno di legge non riguarda affatto le presunte minacce missilistiche provenienti dalla Corea del Nord. È un modo subdolo per tentare di imporre sanzioni assolutamente illegali, di fatto atti di guerra, contro la Cina e la Russia.

Il disegno di legge, approvato dalla Camera dei rappresentanti il 29 aprile 2017, è ora al dibattito in Senato e fornisce una “base giuridica” per il controllo militare statunitense sui porti russi militari e civili nell’Estremo Oriente, oltre che sui porti cinesi. Se venisse approvato anche dal Senato USA a maggioranza repubblicana, il disegno di legge consentirà alle forze armate statunitensi di “ispezionare, perquisire e sequestrare qualsiasi imbarcazione o velivolo sospettato di violazione delle sanzioni contro la Corea del Nord”, secondo termini che verrebbero definiti unilateralmente da Washington. La Risoluzione 1644 dà inoltre alle forze armate americane l’autorità di ispezionare i porti marittimi in Russia e in Cina, implicando che in caso di resistenza a questa sfacciata incursione nella loro sovranità, quei paesi dovranno affrontare sanzioni statunitensi molto più severe [in inglese].

Il disegno di legge HR 1644, se firmato in legge dal presidente degli Stati Uniti, sanzionerà anche il commercio alimentare globale della Russia, dal momento che manodopera nordcoreana è impiegata nel settore agricolo russo. Questa legge metterebbe al bando a livello mondiale il commercio di prodotti alimentari russi al fine di sostituirli con le schifezze OGM prodotte in America che gli USA vendono come cibo nutriente [in inglese].

 

Pechino spinge avanti l’OBOR

Il 14 e 15 maggio 2017 capi di Stato e di Governo di ventinove nazioni si sono incontrati a Pechino per discutere le implicazioni dello sviluppo delle infrastrutture One Belt, One Road. Nel suo saluto di apertura, il Presidente cinese Xi Jinping, autore del progetto OBOR, ha detto ai partecipanti che l’OBOR dovrebbe diventare “una strada di pace, di prosperità, di apertura, di innovazione e di connessione di diverse civiltà. L’antica Via della Seta prosperava in tempi di pace, ma perdeva vigore in tempi di guerra. Il perseguimento del progetto OBOR richiede [in inglese] una situazione pacifica e stabile”.

Xi Jinping ha poi aggiunto: “Nel perseguire l’OBOR, dovremmo concentrarci sul tema fondamentale dello sviluppo, liberare il potenziale di crescita dei vari paesi e raggiungere l’integrazione economica e lo sviluppo comune, portando benefici per tutti “. Xi ha invitato a promuovere la connettività territoriale, marittima, aerea e nel cyberspazio, concentrandosi su snodi fondamentali, città e progetti e collegando reti di autostrade, ferrovie e porti marittimi. Devo dire che tutto ciò suona molto meglio alle mie orecchie che non le guerre per difendere l’egemonia di un complesso militare-industriale fallito, delle banche di Wall Street e delle compagnie petrolifere.

Il presidente russo Putin era presente a Pechino per il forum OBOR, così come il turco Erdogan. Tuttavia, a parte il Presidente del Consiglio italiano, nessun leader di un paese occidentale del G7 ha ritenuto di partecipare. Trump ha deciso di inviare una spia di medio rango del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Matthew Pottinger, ex ufficiale di intelligence in Afghanistan agli ordini del generale Michael Flynn, ed ora nel Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti agli ordini del generale McMaster. Trump non ha voluto mandare nemmeno il suo segretario di Stato Tillerson. Forse perché Washington teme il successo del Secolo Eurasiatico e della Nuova Via della Seta? Ci potete scommettere le chiappe!

 

F. William Engdahl è consulente e docente di rischi strategici, ha una laurea in scienze politiche all’università di Princeton ed è un autore di successo su geopolitica e petrolio, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook.

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Articolo di William Engdahl apparso su New Eastern Outlook il 23 maggio 2017
Traduzione in italiano di Spart@k per SakerItalia

[le note in questo formato sono del traduttore]

 

Tratto da: http://sakeritalia.it/economia/la-trasformazione-economica-euroasiatica-va-avanti/

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