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Le 4 ragioni che dimostrano come l'Ue si stia preparando al conflitto con la Russia

Europa corre al riarmo: droni, fabbriche, Baltico militarizzato, ombrello nucleare. Quattro segnali inquietanti di una rotta che avvicina Mosca e Bruxelles allo scontro diretto imminente sempre più pericoloso e cieco. [Giuseppe Masala]

Le 4 ragioni che dimostrano come l'Ue si stia preparando al conflitto con la Russia
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24 Aprile 2026 - 20.20


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In dieci settimane ci formarono alla vita militare,

e in questo periodo ci trasformarono più profondamente

che non in dieci anni di scuola. Imparammo che un bottone lucido

è più importante che non quattro volumi di Schopenhauer.

Stupefatti dapprima, esasperati poi e infine indifferenti,

dovemmo riconoscere che ciò che conta non è tanto lo spirito

 quanto la spazzola del lucido, non il pensiero

 ma il sistema, non la libertà ma lo “scattare”.

Niente di nuovo sul fronte occidentale – Erich Maria Remarque

di Giuseppe Masala – per l’AntiDiplomatico.

Uno dei fenomeni più pericolosi della guerra mondiale a pezzi è certamente quello che ogni volta che uno dei “conflitti locali” divampa in maniera molto violenta i mass media, e di conseguenza le opinioni pubbliche, tendono a concentrare su questo la loro attenzione trascurando ciò che accade negli altri conflitti. Un fenomeno pericoloso che da un lato non fa vedere il fenomeno nella sua interezza ma porta a concentrarsi sul singolo teatro e soprattutto tende a sottovalutare l’importanza delle fasi di “stanca” che si verificano in un quadrante quando in realtà sono quelle nelle quali viene preparata la prossima escalation.

Con il divampare della guerra nel Golfo Persico per l’appunto una coltre di silenzio è calata sul conflitto ucraino; ma non è errato sostenere che si tratta di un silenzio che prepara la tempesta. Infatti le élites europee hanno trasformato l’Europa intera nella retroguardia del fronte ucraino, diventando de facto parte diretta del conflitto come sostengono ormai apertamente i russi. Gli assi fondamentali di questa evoluzione dello status europeo in relazione al conflitto a detta di chi scrive sono sostanzialmente quattro:

  • Dronizzazione; i paesi della UE sono diventati sia produttori in joint venture dei droni necessari all’Ucraina e non solo, spesso i paesi più prossimi ai confini russi concedono di fatto il proprio spazio aereo ai droni ucraini in rotta verso il target delle loro sortite in territorio russo.
  • Militarizzazione del tessuto produttivo civile.
  • Uso di metodi corsari nel Mar Baltico contro le navi mercantili russe o provenienti da porti russi.
  • Nuclearizzazione: probabile allargamento dell’ombrello nucleare francese ai paesi europei in chiara funzione anti-russa.

Dronizzazione

Il fenomeno della dronizzazione consiste, di fatto, nel trasformare l’Europa nella retroguardia produttiva di droni necessari all’Ucraina per la Russia. Nel suo ultimo tour europeo Zelensky ha firmato contratti di collaborazione con paesi come l’Italia, la Germania, la Francia e la Gran Bretagna per la produzione congiunta di droni. Peraltro è stato lo stesso Ministero degli Esteri russo ha pubblicare un elenco esaustivo di tutte le aziende europee che producono componenti per i droni ucraini: oltre a quattro aziende italiane abbiamo aziende britanniche (Fire Point e Horizon Tech), tedesche (Davinci Avia e Airlogistica), danesi (Kort), lettoni (Terminal Autonomy), lituane (Kort), olandesi (Destinus) , polacche (Antonov State Enterprise e Ukrspecsystems) e ceche (DeViRo). Uno sforzo che, come è facile intuire, è ben di più che un mero accordo commerciale perchè consente a Kiev di ottenere droni (o parti di essi) ponendo al riparo la produzione da possibili attacchi russi. Non a caso i russi parlano di possibili conseguenze a causa di questo genere di aiuti allo sforzo bellico ucraino per la produzione di uno dei sistemi d’arma che si è rivelato tra i più innovativi ed insidiosi di tutta la guerra. Da notare inoltre che l’Unione Europea ha stanziato oltre un miliardo di euro per lo sviluppo e la produzione di droni in Europa e costruire una filiera produttiva sostanzialmente completa (dove peraltro l’Ucraina stessa funge da vero e proprio “poligono di tiro” e primaria fonte di esperienza pratica). A guardar bene si tratta di un vero e proprio indirizzo di politica industriale che non può non destare preoccupazione perchè si tratta di scelte che hanno l’obbiettivo di dotare le forze armate europee di un sistema d’arma in quantità tali da essere incompatibile con un normale utilizzo legato ai tempi di pace.

Militarizzazione

La riconversione del tessuto produttivo civile è certamente in corso in tutta Europa, in particolare nei paesi facenti parte della NATO. Il caso più emblematico di questo fenomeno è ovviamente quello tedesco che sta addirittura trasformando il proprio imponente settore automobilistico (che era la locomotiva della produzione del paese) in un produttore di armi elevando così il settore difesa a nuova base dell’economia tedesca.

Anche il Wall Street Journal ha evidenziato questa scelta di politica industriale di Berlino tedente a ribaltare l’attuale declino dell’industria delle automobili in un boom dell’industria della difesa: “In tutto il settore industriale tedesco, le linee di produzione che un tempo garantivano il miracolo delle esportazioni del paese, vengono riconvertite in meccanismi di riarmo dell’Europa”, — osserva il WSJ.

Certamente un caso emblematico di questa trasformazione del settore industriale tedesco è quello della Schaeffler, uno dei fornitori fondamentali per le automobili (dai motori ai cuscinetti), che ora produce motori per droni, sistemi di bordo per veicoli blindati e componenti per l’aviazione militare. Oppure, un altro caso  eclatante è certamente quello della Volkswagen sta negoziando con le aziende israeliane per iniziare la produzione di componenti per il sistema Iron Dome israeliano entro il 2027. Più in generale sono diverse le aziende hanno aggiunto un terzo turno di lavoro per la produzione di armi e munizioni per l’Ucraina. Quasi il 90% del capitale di venture europeo, investito nel settore della difesa, va alle aziende tedesche.

Come si può vedere siamo di fronte ad una trasformazione imponente, difficile, certamente costosa che non può essere fatta con prospettive di breve termine: Berlino intende produrre armi in maniera massiccia per un lungo periodo di tempo. Una scelta che può essere concepibile solo con la convinzione che lo scontro con Mosca è inevitabile: e c’è solo da sperare che si tratta di un confronto “freddo” come quello della seconda metà del secolo scorso e non “caldo” come quello avvenuto nella prima metà del secolo scorso.

Guerra corsara sul Baltico

Uno dei casi più gravi di militarizzazione della postura europea è certamente il sostanziale blocco del Mar Baltico alle petroliere che trasportano il petrolio russo e che provengono dalla regione russa di Leningrado che si affaccia sul Mar Baltico. Ormai sono innumerevoli i casi di abbordaggio e sequestro delle petroliere che le autorità europee definiscono “flotta ombra russa”. Il primo periodo nel quale si è osservato questo fenomeno poteva essere ritenuto estemporaneo e magari – ad esser buoni – attribuibile ad un eccesso di zelo delle autorità dei paesi europei rivieraschi ma ormai, non può che essere considerato come una nuova guerra di corsa degli europei contro le navi russe e tendente a bloccare l’utilizzo del Baltico da parte dei russi. Inutile sottolineare che il diritto internazionale (di cui tanto si riempiono la bocca gli europei) considera questo genere di comportamento come un atto di guerra. Guerra alla Russia che ormai sempre più si è spostata verso il mare: prima i continui attacchi alle petroliere russe sul Mar Nero e ora la guerra di corsa sul Baltico, ma senza dimenticare gli sporadici (ma gravissimi) attacchi alle navi russe nel Mar Mediterraneo.

La nuclearizzazione dell’Europa.

Il fenomeno certamente più preoccupante in questo gravissimo contesto di guerra latente nei confronti della Russia è certamente quello legato alle alleanze militari europee. Il primo passo è stato certamente la firma del Trattato di Aquisgrana del 2019 tra Francia e Germania che prevede anche una cooperazione rafforzata in ambito militare tra i due paesi. Un altro passo verso la costituzione di una alleanza europea è stato certamente il trattato di Nancy tra Francia e Polonia che prevede oltre che assistenza reciproca in caso di attacco anche una stretta cooperazione nucleare. Di primaria importanza è stato poi la “Dichiarazione di Northwood” tra UK e Francia (luglio 2025), che per la prima volta prevede il coordinamento di entrambe le forze nucleari appartenenti a questi paesi. Lentamente ma inesorabilmente sta nascendo un reticolo di Trattati tra paesi europei che vede al centro la Francia (ma anche la Gran Bretagna) e che sta portando all’estensione dell’ombrello militare e nucleare francese e inglese a tutta l’Europa. A riprova di quanto sto affermando bisogna infatti ricordare che a ottobre 2024, i ministri della difesa della Germania e del Regno Unito hanno concordato una cooperazione militare tedesco-britannica nell’ambito dell’ “Accordo di Trinity House”, e che include anche questioni nucleari. Anche Berlino e Parigi hanno concordato di condurre un dialogo nucleare franco-tedesco. Il cosiddetto “Gruppo direttivo” (Steering Group) è chiamato a condurre scambi regolari di opinioni su tutte le questioni relative all’energia nucleare e a sviluppare le possibilità di cooperazione.

Inoltre sono di questi ultimi giorni di ulteriori possibili accordi in arrivo. Il 20 Aprile a Danzica il presidente francese e il premier polacco hanno annunciato pubblicamente che la Francia ha invitato la Polonia ad unirsi al gruppo europeo del quadro dii “deterrenza avanzata” che include anche Germania, Grecia, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca e Svezia e che prevede una forte cooperazione anche in ambito nucleare militare con la Francia. Da notare che il premier polacco è rimasto volutamente ambiguo sull’ipotesi che nell’ambito di questa cooperazione la Polonia possa ospitare aerei Rafale francesi dotati di armi nucleari. E’ chiaro che tutta questa attività diplomatico-militare è da ritenersi rivolta contro la Russia dato il quadro conflittuale esistente tra Mosca e paesi europei.  Da notare peraltro come l’Europa stia entrando in una fase in cui la sicurezza non è più garantita dall’America e quindi come hanno fatto notare su Foreign Affairs Ethan B. Kapstein della RAND Corporation americana  e Jonathan Coverley dell’International Institute for Strategic Studies (IISS) britannico il vecchio continente è costretto a ristrutturare rapidamente il suo modello di difesa.

Un’ultima sottolineatura va fatta inoltre sulla proposta di legge presentata dal governo finlandese al parlamento di Helsinki nella quale si autorizza il dispiegamento di armi nucleari nel territorio nazionale. Una proposta che non si può non definire raggelante sia per il lunghissimo confine intercorrente tra Russia e Finlandia sia per la vicinanza a Murmansk (città artica dove ha sede la Flotta del Nord russa) e soprattutto a San Pietroburgo, seconda città russa situata a meno di 200 km dal confine finlandese.

Conclusioni

Ad analizzare il combinato disposto che emerge dalle quattro attività elencate poste in essere dall’Europa (dronizzazione, militarizzazione, guerra di corsa sul Baltico e nuclearizzazione) è chiaro che il conflitto tra Russia ed Europa sia da ritenersi come inevitabile. Probabilmente si è superato il punto oltre il quale si arriva al conflitto diretto per inerzia e che rende difficilissima se non impossibile qualsiasi retromarcia.

Tratto da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-le_4_ragioni_che_dimostrano_come_lue_si_stia_preparando_al_conflitto_con_la_russia/29296_66512/

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