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Tutti noi scriviamo manoscritti in bottiglia

Giulietto Chiesa: Siamo al centro di una mutazione antropologica gravissima che ha imprigionato milioni di individui dentro Matrix.

Tutti noi scriviamo manoscritti in bottiglia
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Redazione Modifica articolo

12 Gennaio 2017 - 15.02


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di Redazione

Caro Giulietto Chiesa

Considero questa email come una manoscritto in una bottiglia che vaga nelle immensità della sua casella di posta, e non mi aspetto che lei la legga. Ma non si sa mai.

Innanzitutto la vorrei ringraziare per la figura che lei ha deciso di avere il coraggio di costruire nell”ambito del panorama del dibattito italiano. Una figura che si caratterizza in primo luogo per l”elevazione nei confronti della miseria intellettuale che irrefrenabilmente dilaga nella nostra società. Non sto a tediarla con la mia storia personale, se non per dirle che ho 38 anni, liceo classico, laurea in fisica, dottorato interrotto in fisica alla New York University, Master alla Bocconi, ho lavorato presso le banche d”affari di Londra per 10 anni, dove ho visto con i miei occhi e esperito direttamente le dinamiche alla base della violenza devastatrice del capitalismo finanziario. Ora sono in una fase di riflessione, che utilizzo leggendo quanto più riesco per smantellare il manto manipolatorio di cui inevitabilmente si viene coperti quando si lavora nelle condizioni di globalismo post conflitto di classe e che lei si prodiga così ammirabilmente di mettere in luce.

Sono piuttosto convinto che le idee che lei sta portando alla luce del sole, animino il sottosuolo più o meno conscio dell”Occidente, e che prima o poi esse si tradurranno in un”azione politica concreta nel partecipare alla quale ripongo le mie più sincere speranze.

Ho pensato di scriverle una email per enucleare alcune riflessioni personali che ho maturato, con la speranza e la presunzione che possano forse servire a supporto del dibattito in corso sulla direzione da prendere nella eventualità che si costituisse prima o poi un movimento sotto la sua guida. So di dire cose che a lei possono risultare ovvietà ma ho sentito la voglia e l”esigenza di scriverle riguardo a ciò a cui credo.

Darsi un”identità significa interpretare il presente, dandone una chiave di lettura che venga usata per orientarsi e di conseguenza essere in grado di orientare.
Il nocciolo della questione è la crisi dell”Occidente, che si è palesata non a caso agli occhi di tutti come una crisi economica, ma che riflette dinamiche molto più complesse che riguardano i valori e dunque di riflesso l”identità stessa dei popoli che ne sono interessati.

È importante a mio avviso rendersi conto pienamente che la rabbia che si è andata allargandosi negli ultimi anni in fasce sempre più ampie di popolazione, è una rabbia che deriva da un profondo disorientamento, piuttosto che da una diminuzione del benessere economico puro e semplice. Le risposte che finora si sono cercate di dare da più parti a mio avviso si concentrano troppo su questo ultimo effetto, e questo non sorprende visto che le categorie economiche hanno occupato il ruolo preponderante negli ultimi decenni, ma sono assolutamente insufficienti se si ha l”aspirazione di poter offrire una via d”uscita a questo intenso e diffuso malessere.

Il tessuto sociale è andato disintegrandosi sempre più profondamente, ovunque si volga lo sguardo il denominatore comune sembra essere la assenza di stabilità, non c”è stabilità lavorativa, non c”è stabilità affettiva, non c”è stabilità geografica, e non c”è stabilità etnica visto il continuo incedere di flussi migratori che lasciano spiazzati in quanto processi di scala troppo grande per poter essere compressi all”interno di categorie familiari. In tutto questo quadro la politica viene percepita non tanto lontana dal popolo, ma bensì a mio avviso semplicemente impossibilitata ad agire perché ha chinato il capo, più o meno consapevolmente, all”economia, adottandone sia il vocabolario sia la logica interna caratterizzata il più delle volte da visioni limitate a maggiore impatto emotivo volte a risolvere problematiche molto circoscritte piuttosto che rivolgersi a tematiche di più ampio respiro che tali problematiche includono senza esaurirsi in esse.

La cultura, che se valorizzata a dovere potrebbe costituire un appiglio solido a cui rivolgersi per cavalcare tempi difficili, orientando verso il retto agire corroborato dall”esperienza dei secoli, è stata messa al bando fino quasi a venir ridicolizzata.

Non è per nulla sorprendente che questo quadro dia alle spinte verso il basso grande forza propulsiva, le cui conseguenze sono per esempio il dilagare dell” analfabetismo funzionale, oppure il terribile spettacolo che i politici ci offrono tutti i giorni nei dibattiti televisivi, tutti incentrati a fare valere piccole ragioni personali che si alimentano in un vorticoso circolo vizioso, che fa arrabbiare lo spettatore e lo disorienta ancora di più.

Scopo di un movimento politico credibile è allora in primo luogo quello di prendere coscienza di questa profonda sofferenza della società, capirla ed orientarla recuperando attraverso un messaggio chiaro il patrimonio umano autentico, cercando di ricreare condizioni attraverso le quali poter ridare ai cittadini la dignità che si è persa per ragioni su cui si può discutere ampiamente, ma che a mio avviso vanno primariamente attribuite alle conseguenze del trionfo del neoliberismo, finanzcapitalismo, o turbo capitalismo che dir si voglia, che sbandierando il vessillo della crescita illimitata, non fa altro in realtà che far trionfare le forme più bieche di individualismo.

Un dato che secondo me fa a questo proposito meriterebbe una attenta analisi è quello che riguarda la straordinaria crescita in Occidente di ricerca di spiritualità che si manifesta con l”aumento vertiginoso dei centri che offrono corsi di meditazione, yoga, etc etc. Qui si vede come l”ccidente si rivolga all”oriente (non l”oriente di oggi ovviamente), per sanare una ferita profonda. Che significa questo? Non vedo nessuna forza politica che provi ad interpretare e a farsi carico di questo fenomeno, che secondo me per dimensioni e portata sta diventando importantissimo per capire la società di adesso.
Basta aggirarsi su youtube e si vede quanto interesse questo fenomeno susciti, con numeri di visualizzazioni di video sul tema paragonabili a quelli delle grandi popstars.

Fenomeni di questo tipo non sono certo nuovi, basti pensare alla straordinaria diffusione dell esoterismo a cavallo del XIX e XX secolo, di cui per esempio le scuole steineriane sono figlie, ma ancora non va dimenticato che questo tipo di interesse ha avuto un ruolo fondamentale anche nell”elaborazione teorica di fenomeni tossici quali il nazismo in Germania durante la Repubblica di Weimar.

Sono fenomeni che a mio avviso devono essere presi in modo serissimo perché anche se molto positivi nella loro essenza, se male intesi o trascurati possono divenire focolai pericolosissimi di grande carica eversiva.

La mia impressione è che quello che la politica deve urgentemente fare è di ritornare a valorizzare iniziative nel sociale, intensificando occasioni di partecipazione civile, prodigandosi affinché si costituiscano condizioni a supporto della condivisione diretta, della discussione tra persone FISICHE, e dunque a supporto indirettamente della accoglienza.
È solo tramite la accoglienza e la condivisione che la dignità può reimparare a rispecchiarsi in valori diversi da quelli della semplice quanto inutile performance individuale. Se le persone si incontrano e discutono faccia a faccia, in più, è molto difficile che venga dato sfogo ad impulsi eversivi irrazionali e spesso diabolici di cui i social media sono invece inconsapevoli promotori. È inoltre solo attraverso la discussione e la condivisione che la cultura può ritornare ad essere un valido strumento di orientamento, in grado di orientare verso il retto agire comunitario.

Riassumendo, quello che voglio dire ed in cui credo fermamente è che la politica deve avere il coraggio di elevare i toni, prediligendo la saggezza sulla scaltrezza. Parlo di coraggio perché in un mondo dominato dall”ideologia del tutto e subito può far paura investire su qualcosa che non dia ritorni immediati, ma la mia profonda convinzione è che ricominciare a reinvestire su ciò che nei millenni, è sempre stato considerato ciò che rende grande l”uomo, ovvero sia lo spirito, il senso del sacro, il patrimonio interiore di ognuno di noi, non possa che avere enormi benefici in un” ottica di lungo periodo, e che se si parte dall”alto, tutto ciò che è più basso risulterà essere ridimensionato e si risolverà in modo naturale senza che enormi energie vengano dilapidate in futili discussioni che null”altro vanno ad esprimere se non il tentativo di imporsi ciecamente gli uni sugli altri.

Nella remota eventualità che questa email raggiunga la sua attenzione, le rivolgo i migliori auguri per il proseguo della sua attività di disvelatore di verità sperando che la intelligenza da lei indefessamente proposta possa innalzare gli spiriti volenterosi ma oscurati da questi tempi bui.

Cordiali saluti.

Francesco

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Caro Francesco, grazie per la lettera (firmata) e i complimenti. Come faccio di solito, rispondo pubblicamente poiché lei solleva questioni che coinvolgono l’esperienza comune. Dunque la mia risposta, come la sua domanda, si muoveranno su molti mari e, sicuramente, arriveranno a molti cervelli funzionanti. Lei ha toccato un punto per me cruciale. Quello di cui qui si parla, sicuramente “anima il sottosuolo più o meno conscio dell’Occidente”. Non so se si riuscirà a tradurlo in azione politica concreta. Ma questa possibilità esiste e il parlarne senza paura contribuirà a questa possibilità. Dico subito, però, che chi intende, come me e lei, contribuire a questo esito, deve capire bene che esso non potrà essere il frutto della volontà e della improvvisazione. Voglio dire che si richiedono due cose che adesso mancano: studio e organizzazione. Tutti coloro che perdono tempo innamorandosi delle varie aggregazioni temporanee (prendo ad esempio l’ultima: Occupy Wall Street) sono vittime inconsapevoli di un’illusione. Che produce delusione e muore senza lasciare tracce.

Quello che lei scrive corrisponde pressoché totalmente alle mie idee sulla politica, sulla cultura, sul valore della tradizione. Non voglio commentare dunque, in dettaglio, ciò che lei ha scritto molto propriamente ed esaurientemente. Voglio dirle però che perché tutto ciò si realizzi, anche sotto forma di piccole chiazze circoscritte, comporta un grande e lungo lavoro di formazione dei “quadri” (così si diceva un tempo nei partiti). Cosa significa? Che ci vogliono operatori, e tanti, capaci di trasmettere sistematicamente ad altri un impianto di pensiero che li metta in grado di interpretare gli eventi fondamentali che li circondano. Mi spiego meglio: io e lei, pur appartenendo a generazioni diverse, abbiamo ricevuto (o ci siamo procurati) i binari su cui poggiare il nostro vagone. Milioni sono privi di qualunque binario (=criterio di interpretazione) che consenta loro di capire, e di scegliere. Peggio: sono accerchiati, soffocati, da un sistema di formazione, di informazione, di svago, tecnologico, che fanno ogni sforzo possibile per impedire loro di capire, quindi di scegliere. Lei parla di dilagare dell’analfabetismo funzionale.

Io da tempo dico che siamo al centro di una mutazione antropologica gravissima, che ha cambiato il modo di percepire la realtà di milioni di individui, che li ha privati dei meccanismi di formazione della personalità, imprigionandoli dentro Matrix. In quella prigione stanno ormai anche gran parte degl’intellettuali, dei professori universitari, dei magistrati, solo per fare alcuni esempi. Dunque il problema è quello di costruire delle casematte (come diceva Antonio Gramsci) da dove cominciare sortite sistematiche, organizzate, sempre più numerose. Naturalmente rivolte a spezzare il monopolio informativo (media), formativo (scuola), comunicativo (cultura e tutto il resto) dei padroni universali. Io penso al processo di creazione di una nuova élite intellettuale, che non deve essere costituita di “intellettuali” soltanto, ma che deve attraversare la società orizzontalmente, uomini e donne evasi da Matrix. Solo loro saranno e sono già i portatori di una morale simile a quella che lei descrive. Quindi in grado di trasmetterla, come virus alla rovescia. Inutile dire che si tratta di un’impresa molto pericolosa.

L’altro passaggio secondo me obbligato è quello di capire la complessità della crisi. Una delle ragioni del generale smarrimento è che pochi si rendono conto qual’è l’origine dell’attuale sconvolgimento generale. Ciascuno di quelli che “cercano” ne vede solo una parte, ma non riescono a vedere l’insieme. La complessità della crisi non ha precedenti e il suo know-how si sta creando solo adesso e troppo lentamente. Per raggiungere l’agire politico, cioè la massa critica necessaria per produrre il cambiamento, occorre che siano in molti a modificare la loro visione del mondo.

Infine c’è il fattore tempo. Che è tremendamente ristretto. La crisi procede più velocemente dei processi che io sto descrivendo. Con la attuale capacità umana, il disastro avverrà prima che noi riusciamo a costruire gli strumenti concettuali, non dico per arrestarlo, ma neppure per frenarlo. C’è solo da sperare che l’ecosistema che stiamo distruggendo ci infligga tali lezioni da costringere la specie umana a scendere a patti con esso.

Nel frattempo che fare? Io penso che qui l’elemento dominante sarà l’impulso morale. La politica sta diventando una scelta etica. Non importa quale sarà il risultato. Importa perseguirlo perché è giusto in sé; perché in sostanza è difendere l’esistenza della specie, dei nostri figli, dell’ecosistema nel quale viviamo e di cui siamo parte inscindibile. Solo coloro che capiranno di essere una cellula nell’insieme del cosmo potranno comprendere e battersi. Potranno non vincere come individui, ma parteciperanno ad una qualche salvezza collettiva. In ogni caso che scelta abbiamo, alternativa a questa? Solo quello di degradare al livello animale. E neanche questo, infine, ci sarà consentito. Credo che abbia ragione Steve Hawkings, quando dice che l’intelligenza artificiale che abbiamo creato si sta già sviluppando indipendentemente da noi. Ci controllerà attentamente, e poiché siamo molto stupidi (la stupidità dell’uomo è l’unica grandezza infinita esistente dentro l’ecosistema) non necessariamente sarà comprensiva nei nostri riguardi. E nemmeno amichevole.
Per quanto mi riguarda (l’ho già scritto qualche volta) io faccio come Diogene: vado in giro con la lanterna accesa. Guardo in faccia gli uomini e le donne che incontro per leggere nei loro occhi il barlume della loro intelligenza. li considero parte integrante della mia salvezza.

Cordiali e amichevoli saluti. Lei è uno di loro.

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