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Le "cause giuste"

Il gioco è enorme, come la sua posta. Come inserire e accomodare allora singoli episodi, singoli eventi, singole "cause giuste"? [Piotr]

Le "cause giuste"
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3 Luglio 2016 - 03.27


ATF
di Piotr

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Spesso, come accade a tutti, sono invitato a indignarmi, prendere posizione, fare appelli, dare un

contributo per questa o quella “causa giusta”.

Non so se abbia un reale senso il proverbio che dice “Delle migliori intenzioni sono lastricate le

strade dell’inferno”. Francamente ho anche dei dubbi sulla sua interpretazione. So però, perché l’ho

visto, che quando le migliori intenzioni e i migliori ideali sono avulsi da ogni contesto creano

spesso danni importanti e molteplici.

Il primo a essere danneggiato è l’idealista, che viene fagocitato da meccanismi che non conosce e

non riesce a vedere. La seconda cosa che viene danneggiata è l’ideale stesso, che finisce per perdere

di credibilità. La storia della Sinistra sembra un continuo autodanneggiamento dei propri ideali.

Infine viene danneggiato proprio chi dovrebbe invece trarre beneficio dall’applicazione di quegli

ideali. I migranti e i rifugiati ne sono oggi un tragico caso apodittico.

Purtroppo, i periodi di crisi esaltano gli errori autolesionisti e li portano al loro limite. Proprio

perché le crisi non perdonano gli errori. Anzi, di essi si nutrono. E, ahimè, le crisi complicano tutto,

rendendo gli errori sempre più probabili.

[center]— 2 —[/center]

Uno dei campi privilegiati di coltura degli errori è la lotta antimperialista, perché questa lotta è

per definizione immersa nelle contraddizioni.

In questa lotta non ci sono amici per la vita e per la morte. L’unica cosa certa sono i nemici. E’

brutto ma è così. Lenin, che non era di certo uno sprovveduto, lo sapeva e lo ricordava quando, ad

esempio, parlava del “ruolo antimperialista del reazionario Emiro dell’Afghanistan”. Reazionario e

al contempo antimperialista. Questa contraddizione ovviamente non è comprensibile da chi pensa

che il mondo sia comodamente divisibile in alto-basso e destra-sinistra (che poi è una suddivisione

religiosa, mitica). E di sicuro io non propongo di accettarla solo perché l’ha espressa Lenin. Non è

facile da digerire e per digerirla bisogna capirla, non fare atto di fede.

In questa battaglia spesso siamo di fronte a cose, persone ed eventi difficilmente decifrabili. D’altra

parte sappiamo così poco! Sembra allora comodo attaccarsi alle usuali categorie, quelle che ci

sembrano buone per ogni uso. Ad esempio quelle, per l’appunto, per cui l’universo mondo è

suddivisibile in alto-basso e destra-sinistra. Cambiare ottica, nel senso di cambiare lenti e punto di

vista, è difficile, specialmente per chi ha più a cuore il proprio passato che non il futuro degli altri,

ma anche per chi ha a cuore ideali (condivisibili) di solidarietà per i più deboli.

Si rischia di intromettersi senza cognizione di causa, sollecitati da chi invece cognizione di causa

ha. Così avviene che la nostra intromissione si può rivelare grossolana, viene con facilità usata da

altri e a noi infine serve solo a farci sentire in pace con la nostra coscienza (e sovente nemmeno ci

interessiamo delle sue conseguenze).

Ho esperienza di battaglie di solidarietà e quindi non ho voglia di far finta di non conoscere i

molteplici trabocchetti che la “solidarietà internazionalista” nasconde. Ad esempio, alcune lotte che

ho seguito in un paese asiatico erano del tutto sacrosante, ma qualcuno mi ha poi dimostrato che

dietro le quinte erano guidate, o per lo meno influenzate, dagli interessi contrapposti di grandi

multinazionali. Per definizione, chi ha potere ha la forza per intromettersi anche in lotte che sorgono

spontanee. Dobbiamo allora abbandonarle? No. Dobbiamo vivere nel sospetto? Forse questo, se

fatto con moderazione e senza isterismi, direi di sì. O, per essere più precisi, occorre sempre scavare

sotto le apparenze delle cose (non è quello che ha insegnato Marx?) e lo si può fare benissimo senza

caccia alle streghe (che in realtà è un ritorno alla grande all’apparenza delle cose, un’apparenza che

è addirittura un pre-giudizio, del tutto mentale, arbitrario, convenzionale e conformista).

[center]— 3 —[/center]

Come ci si deve comportare allora? Io non ho una risposta sicura. E la risposta si fa ancora meno

certa quando in quelle lotte si è coinvolti perché esse, per l’appunto, “sono giuste”, se prese in sé.

Quante “cause giuste” sono state alla base di devastanti “rivoluzioni colorate”? Se qualche centro di

potere volesse devastare l’Italia, ognuno capisce che le “cause giuste” a disposizione sarebbero

alcune migliaia. A partire, banalmente, dai rifiuti che invadono molte nostre città. Non è

un’esagerazione: in Libano stava proprio succedendo una cosa del genere. Ma anche rimanendo a

casa nostra, la camorra e i suoi politici di riferimento questa “causa giusta” già la sfruttano a Napoli,

come ben si sa. Tra poco succederà anche a Roma se la Raggi non imporrà provvedimenti,

distinguendo accuratamente tra “diritti” e “privilegi corporativi” che sono usati come arma politica.

Si ha la sensazione che alcuni servizi municipali abbiano praticamente iniziato uno sciopero bianco

(spontaneo? non credo proprio) contro la Raggi a complemento delle dimissioni che i loro

responsabili hanno presentato appena la nuova sindaca è stata eletta. Una guerra mai vista prima in

una città italiana, quasi di stampo cileno. Già, perché i prodromi del golpe fascistoide di Pinochet,

furono, anche in quel caso, “cause giuste” come quella dei lavoratori dei trasporti.

Per quale altro motivo Gramsci metteva in guardia contro l’utilizzo da parte delle classi dominanti

delle stesse modalità di lotta e di rappresentazione della lotta che una volta erano appannaggio delle

classi dominate?

Li vogliamo leggere Lenin e Gramsci o vogliamo ripetere tutti gli errori compiuti da cento anni a

questa parte?

[center]— 4 —[/center]

Vogliamo parlare di contraddizioni? Queste sono le contraddizioni. Ho rischiato il licenziamento

e ho pagato a caro prezzo le mie battaglie sindacali. Non me ne pento. Devo allora far finta di non

vederle, queste contraddizioni? Perché? Per placare la mia coscienza? O per custodire i miei bei

tempi andati, quando facevo parte della “meglio gioventù”? Nossignori. Non mi va proprio di

guardare ai giovani di ieri. Ci sono già tanti Dorian Gray che impestano la politica e la cultura del

nostro paese. Non voglio aggiungermi alla lista. Guardo invece i giovani di oggi e mi sentirei un

miserabile a pensare di penalizzarli e di far correre loro rischi mortali perché voglio continuare a

fare il “giovane innocente”, l’eroe puro senza macchia e senza paura. Nossignori. Io ho paura. Tanta.

E penso che giocare a fare i puri in un mondo marcio sia un segno di imperdonabile immaturità. E a

volte è peggio.

Non conosco molte cose, ma credo di sapere cos’è una crisi sistemica. Quando scoppiò la crisi dei

subprime i grandi economisti gettonati dal mainstream predissero una crisi a V di sei mesi o, nel

caso peggiore, una crisi a doppia V di un anno o poco più. Io non sono un economista e scrissi

invece che la crisi sarebbe durata dai 10 ai 20 anni. Sono un genio? Ho la sfera di cristallo? Boh! Se

uno “predice” che una donna al nono mese di gravidanza partorirà, cos’è? Un genio? Un astrologo?

Altre cose sono prevedibili perché già accadute.

In queste crisi si sviluppano guerre di carattere multi-nazionale e infine mondiali. Finora è andata

così. Per ora siamo ancora alle guerre di carattere multi-nazionale (la famosa “guerra mondiale a

pezzi” denunciata dal papa) e in tutto il mondo sono sorti comitati e organizzazioni che cercano

proprio di evitare che le cose seguano il loro solito tragico corso (in Italia ci sono la Rete No War e

il Comitato No Guerra No NATO, ad esempio, che trovano una sponda politica o almeno un

interesse in rare organizzazioni di sinistra e nel M5S).

[center]— 5 —[/center]

E’ solo in queste crisi che possono scoppiare le rivoluzioni “dal basso” (quelle dall’alto sono

all’ordine del giorno, spesso osannate dalla sinistra). Le cose funzionano così per un motivo

banalissimo: perché in esse i nemici s’indeboliscono a vicenda. In quel momento è di vitale

importanza capire quali sono le contraddizioni principali e quelle secondarie. Se non lo si fa si

marcerà dietro al nemico (come già ricordava Brecht) e si andrà incontro al disastro.

Non è, come spesso si semplifica con sarcasmo, una questione di “amici degli amici” o di “nemici

dei nemici”. E’ molto più complessa e delicata. Le classi dominanti sono, per definizione, le più

forti. Oggi, per quanto abbiano i piedi d’argilla, sono dei colossi mastodontici. Se solo ci crollano

addosso ci spappolano. O riusciamo a sfruttare le loro contraddizioni e ampliarle e indirizzare la

crisi lungo nuovi sentieri, o ci faranno a pezzi.

Il gioco è enorme, come la sua posta. Come inserire e accomodare allora singoli episodi, singoli

eventi, singole “cause giuste”?

E’ un bel problema, perché le persone solitamente si mobilitano a partire dalle proprie cause giuste.

Anzi, è un doppio problema. Da una parte la suddivisione in singolarità è un ostacolo a una visione

e a un operare strategico “dal basso”. Dall’altra ogni “particulier” è suscettibile di essere fagocitato

da chi una visione strategica “dall’alto” invece ce l’ha. E solitamente questa strategia ha un

disprezzo sovrano del particulier a cui fa ipocritamente vivere un effimero momento di gloria, e poi

si ingurgita e vomita.

Ci viene richiesto tutti i giorni dai mass media di indignarci per questo, ma non per quello. Un altro

modo di utilizzare eventi particolari.

Io ho deciso che devo stare molto attento a mobilitare il mio potenziale d’indignazione. Non è

cinismo. Tutt’altro: le cose che mi indignano sono veramente orribili. E’ che io non ho una capacità

d’indignazione né onnisciente né onnipotente. Certo, un’indignazione superficiale non costa nulla.

Ma un’indignazione conseguente, operativa, che va dal particolare al generale e ritorna al

particolare, costa.

Per altre cose posso dispensare una generica solidarietà. A me non costa nulla. E a nulla serve.

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